Lettera ai miei dubbi

Cari Dubbi, oggi ci salutiamo.

La ragione è semplice: ho deciso di abbandonarvi, di proseguire.

Mi sono dibattuto a lungo sull’opportunità di pubblicare il mio primo libro in questo periodo: l’epidemia è diventata ciò che conosciamo adesso quando l’editore mi aveva già contattato. Il virus ha iniziato a cambiare le nostre vite dopo l’e-mail in cui mi si annunciava che il testo era buono, che meritava una possibilità.

È iniziato poi lo stillicidio delle cifre, la consapevolezza di essere letteralmente assediati dalla sofferenza, che aumenta, ancora, ogni giorno. Allora ho iniziato a pensare al fatto che pubblicare un libro, ora, potrebbe di fatto essere inopportuno.

Perché?

Cari Dubbi, pubblicare un libro è una cosa bella. Forse da alcuni viene addirittura visto come un traguardo, come una ragione per essere felici: e cosa vi può essere di più inopportuno e sfacciato, fuori luogo e riprovevole di una cosa bella, in questo momento in cui le nostre vite sono listate a lutto?

Cari Dubbi, ho capito una cosa. Il lavoro che ho fatto, merita una possibilità. Non l’ha deciso l’editore, l’ho deciso io.

Il libro merita una possibilità anche ora che quelle di agire, di spostarci, di essere felici sembrano venire meno. Di nuovo, la ragione è semplice: sono sano, sono vivo. Devo comportarmi come tale ed impegnarmi, anche se questo non mi piace (serve sempre che ci sia il piacere alla base delle nostre decisioni?). Il motivo va al di là, anzi, viene ben prima dell’utilità che il mio testo può avere per gli altri, proprio durante le giornate che stiamo vivendo.

Il continuare a scrivere, a studiare, a lavorare, ad essere ciò che sono sempre stato, lo devo a tutti, anche a chi sta male o non c’è più, per il mio essere parte della comunità umana. L’esempio ce lo stanno dando le persone che continuano in questi giorni a lavorare per assicurare alla collettività i beni di prima necessità, l’assistenza, i servizi essenziali.

Persone che ringrazio, verso le quali sono debitore di una cifra che va molto al di là del poco denaro di cui posso disporre e che potrò almeno in parte soddisfare solo comunicando la mia gratitudine, con lo sguardo, con le parole, per ogni giorno della mia vita.

Se sei sano, se stai bene, non ha giustificazioni, non ti puoi nascondere: devi fare tutto quello che puoi e, come il protagonista de La Storia Infinita, continua a desiderare: solo dai desideri, buoni, sensati, fatti germogliare sulla terra del “noi”e non dell'”io”, ciò che siamo potrà rinascere migliore di come lo abbiamo vissuto fino ad ora.

Allora, cari Dubbi, eccomi giunto al termine di questa lettera indirizzata a voi, eccomi arrivato al principio del mio proposito di continuare ad essere ciò che sono, di fare ciò che sento di dover fare, fino a che ne avrò la possibilità.

Questa decisione inizia con un desiderio: pubblicare un libro. Un testo che profondamente credo possa essere utile ad altre persone, come lo è stato per me.

Ma questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta.

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