7Domande: Ezio Leoni

È già successo e succederà ancora: ci occupiamo, apparentemente, di qualcosa che non è né filosofia e né psicologia e ce ne occupiamo perché, a ben guardare, parlare del fare cultura in questo periodo è addentrarsi, in entrambe le materie, con una modalità assolutamente intima.

Abbiamo contattato Ezio Leoni, figura di primo piano del panorama culturale veneto e padovano in particolare, impegnato sin dai primi anni settanta nella diffusione e nell’approfondimento della cinematografia d’essai. Il suo nome oggi è associato al Circolo The Last Tycoon, che ha nel Cinema Lux di Padova il suo quartier generale, ed alla casa di distribuzione Tycoon Distribution: un mezzo nuovo ed efficace nato per portare all’attenzione degli spettatori lavori cinematografici altrimenti invisibili.

Per i non padovani, il cinema Lux è una sorta di tempio del cinema d’essai: pochi luoghi esprimono senza parole il senso di ciò che dovrebbe essere la cultura in modo così efficace. Più che una caratteristica misurabile è ovviamente una sensazione: si potrebbe affermare che in questo luogo sia possibile ritrovare la medesima aria che si può respirare in qualche angolo di Parigi, ma non sarebbe esatto, si tratterebbe di una forzatura. Il Lux ha la sua atmosfera, unica. L’evoluzione di un fare cultura partecipato, padovano, sfumato, articolato e mai uguale a se stesso.

1. Innanzitutto grazie per avere accettato di rispondere alle nostre domande. Iniziamo dalla prima, la più importante, qualcosa che si chiedono tutti: come sta Fulvio?

Fulvio sta bene, Mario lo accudisce con amore come al solito e… si fanno compagnia.

2. Ezio Leoni, la sua vita è il risultato di un percorso estremamente articolato, di decine di esperienze professionali e di una grande passione, che si lascia intuire senza velature, scorrendo i tanti traguardi che ha raggiunto. Guardandosi indietro, si sente soddisfatto? Qual è il risultato professionale di cui è più orgoglioso? 

Soddisfatto mai, c’è sempre qualcosa che si potrebbe fare, di più o meglio. Diciamo che le soddisfazioni “complete” sono state la creazione del sito movieconnection.it (che racchiude, tra le altre, tutto il mio lavoro di critico cinematografico) e la costituzione del circolo The Last Tycoon: due realtà che (r)esistono dal 1997. A queste si aggiunge la realtà-Lux che fino all’esplosione del contagio era veramente al top. Non posso che essere soddisfatto anche della rivista web Mcmagazine.it che resta uno spazio libero di critica e comunicazione, anche se avrei voluto raggiungere una maggiore diffusione. Più amara l’evoluzione di Tycoon Distribution che, per varie vicissitudini, non è decollata come speravo.

3. Sempre professionalmente, c’è invece qualcosa che avverte come un rimpianto? Esiste cioè un progetto che avrebbe tanto desiderato realizzare, ma che per qualche ragione si trova ancora solo sulla carta o nella sua mente? 

Letteralmente un rimpianto “sulla carta”, alcuni progetti mai realizzati: due storie per l’infanzia che non sono riuscito a pubblicare, così come un saggio sui noir di Parker (Richard Stark), una raccolta delle mie recensioni (prevista e poi non portata a termine per il centenario della Difesa del popolo), un libello di cinequiz… (ma per tutti ci sto ancora provando).

4. Lei si occupa di cultura cinematografica da quasi mezzo secolo. In questo periodo il cinema è molto cambiato, seguendo, indagando e raccontando i mutamenti della società. Oggi si appresta probabilmente a farlo ancora: le serie tv possono, secondo lei, definire nuovi standard anche rispetto alla settima arte?

Devo confessare che le serie tv ultimamente mi appassionano quasi più del cinema. In effetti ho “aperto gli argini” proiettando  nel 2014 al Lux, a blocchi di più puntate, The Killing, la serie a cui più sono affezionato (il primo amore non si scorda mai), ma il capolavoro resta True Detective 1.

5. Il Cinema Lux è una realtà storica patavina: quando e com’è nato il suo rapporto con la sala e che cosa prova per tutto ciò che questa è divenuta oggi?

Ho iniziato nel 1989 come programmista quando la sala era gestita dalla Parrocchia, poi dal 2011 è diventata la sala principale (accanto al Torresino) a gestione circolo The Last Tycoon. La soddisfazione più grande in tale ambito è stata la campagna salva Lux del 2013, per l’acquisto del proiettore digitale. Oggi posso inorgoglirmi del fatto che anche fuori del Veneto è considerata la sala d’essai per eccellenza di Padova.

6. La pandemia sta minacciando molto seriamente le sale cinematografiche. Il Lux è una istituzione, è nel cuore di molte migliaia di persone, è un appuntamento, una consuetudine, una straordinarietà. Tutto questo e molto altro ancora. Come sta il “nostro” cinema? Quanto potrà resistere ancora il vostro lavoro a quanto sta accadendo?

Vedo un futuro oscuro per le sale cinematografiche, il vantaggio per il Lux è che il circolo vi opera senza scopo di lucro, con una grossa fetta di volontariato. Potrebbe essere la carta vincente.

7. Un’ultima domanda, un pochino articolata, ma irrinunciabile: si sarebbe aspettato un coinvolgimento diverso di voi operatori della cultura da parte delle Istituzioni? Si aspetta che i cinema saranno ora costretti, in qualche modo, a cambiare? 

Troppo presto per rispondere ed azzardare una previsione. Con una punta di amarezza devo dire
che in ambito padovano il Lux è supportato dal Comune (la concessione della sede, un contributo
annuale per le attività), ma la sua portata culturale e sociale non è certo percepita nella sua
effettiva forza. Come dire se si dovesse chiudere, la cittadinanza ne soffrirebbe non poco, le
istituzioni non credo ne capirebbero la gravità.

Ringraziamo Ezio Leoni per averci concesso l’intervista. Resta un po’ di amaro in bocca anche a noi.

Ci piacerebbe tanto che il valore del cinema Lux e del lavoro appassionato di chi l’ha amato per così tanto tempo fossero compresi pienamente e protetti, nell’attesa di poter essere nuovamente condivisi.

È vero: stiamo avvertendo una grande distanza tra la politica e la cultura nelle sue tante declinazioni e questo fatto, lampante, dovrebbe preoccuparci molto più di quanto non stia facendo. E non diciamo, si badi bene, che si dovrebbe o meno permettere un certo comportamento, non ci permettiamo, da ignoranti in materia, di dare consigli a nessuno.

Come cittadini però, notiamo con rammarico come il tema stesso del grande stato di sofferenza della cultura appaia drammaticamente dimenticato.

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