Eden

La parola “eden” possiede radici molto antiche: la si fa risalire all’ebraico, all’ugaritico, addirittura al sumero. Il senso, qualunque lingua ne evidenzi una traccia si voglia prendere in considerazione, è sempre quello di un luogo accogliente e pianeggiante, con abbondanza di acqua.

Passiamo per un attimo al sanscrito: samsara e nirvana sono due termini estremamente importanti che abbiamo probabilmente già conosciuto. È facile immaginare una corrispondenza, almeno grossolana, tra “nirvana” ed “eden”: in entrambi i casi si fa riferimento ad un luogo in cui si desidererebbe abitare o ad uno stato in cui ci si vorrebbe trovare.

Cosa è “samsara” allora? è la nostra condizione, è il ciclo di sofferenza ed illusione, è la situazione che viviamo e dalla quale vorremmo uscire.

Tutti quelli utilizzati fin qui, non sono niente altro che concetti, ma servono ad indicarci un problema, se utilizzati nella maniera corretta. La questione è semplice: viviamo dispiaceri che speriamo di superare, per accedere ad uno stato di esistenza migliore. Vediamo il luogo (o lo stato) che abitiamo come un problema, vediamo il luogo (o lo stato) in cui vorremmo vivere, come appunto desiderabile ma per qualche ragione irraggiungibile.

Ma chi vorrebbe vivere oggi in un giardino? L’Eden interesserebbe ancora a qualcuno?

Forse no. Nell’Eden non c’era il wi-fi, mancavano molte delle comodità che conosciamo e probabilmente una casa attrezzata come quella dell’uomo moderno supera qualsiasi paradiso terrestre gli antichi potessero anche solo sognare.

Allora, che cosa vogliamo? Quale altro desiderio ci prometterà un passo in più verso la felicità?

Dall’Eden, non siamo mai realmente partiti.

La frutta che cresce sugli alberi, le forme di vita più diverse e sublimi, i fiori profumati, l’acqua limpida, l’erba variegata, sono sempre stati davanti a noi, non sono mai scomparsi. Abbiamo solo smesso di guardarli ed abbiamo ricoperto infiniti prati con il cemento, distrutto miliardi di alberi per fare spazio al deserto che ci portiamo dentro, mentre cerchiamo piangendo ciò che devastiamo.

Anche se mani pietose deporranno la soluzione davanti ai tuoi occhi, se non potrai vederla, non la troverai mai.

Serve ripartire daccapo, servono occhi nuovi per vedere un nuovo mondo.

Photo by Lukasz Szmigiel on Unsplash

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