Per una nuova etica alimentare

Con questo articolo facciamo un po’ di filosofia pratica: fino a che ci si limita alla speculazione pura e semplice, gli effetti restano vaghi ed a noi non interessa questo genere di materia.

Gli esercizi di pensiero e gli atti di penitenza vuoti e fini a se stessi vanno molto di moda, ma non servono a nessuno. Durante questo periodo, di quella che ho definito in una recente intervista “auto-reclusione responsabile“, si sono moltiplicati appelli vaghi a “cambiare abitudini” e si è detto ed urlato come fosse necessaria una “svolta”, ma di più non si è fatto.

In che cosa consisteranno mai questi atti di ravvedimento a cui siamo chiamati? Non ci è dato saperlo.

La ragione è intuibile: ogni cambiamento che coinvolgesse seriamente la popolazione e che consistesse nella modifica anche di una soltanto delle nostre abitudini, dannose ma consolidate, comporterebbe una profonda variazione degli equilibri di mercato. Un mercato già messo seriamente alla prova da quanto sta accadendo.

Un suggerimento: siccome dall’alto, a parte lo “state in casa”, non ci verrà mai chiesto nulla di significativo, facciamo qualcosa noi, dal basso. Tranquilli: non lo faremo tutti insieme, potete scommetterci, quindi il mercato avrà tutto il tempo di adeguarsi ed alla fine ne beneficeremo proprio tutti.

In realtà si tratta di qualcosa che sta già accadendo, da molti anni, ma vista la situazione proviamo a dare una spinta positiva e soprattutto meditata al fenomeno. Proviamo a capire insieme perché va fatto.

Possiamo iniziare con una semplicissima domanda:

se un’azione non necessaria provoca dolore, quale motivo vi può essere per compierla?

Non necessaria: mangiare carne non è necessario all’essere umano. Centinaia di milioni di persone sono vegetariane o vegane, non per questo soffrono: mangiare carne è anzi dannoso, come dimostrano gli studi delle più affermate università a livello mondiale.

Provoca dolore: allevare animali a scopo alimentare, cioè per essere uccisi, ridotti in pezzi e “trasformati” in cibo, provoca moltissima sofferenza ed una serie infinita di danni all’ambiente. Da ultimo, gli allevamenti sono straordinarie fabbriche di virus e batteri, sempre più resistenti e pericolosi, visto che agli animali vengono somministrati antibiotici ed antivirali per scongiurare perdite economiche.

Di chi è la colpa? Nel nostro sistema capitalistico, la colpa è tassativamente dell’acquirente, cioè di chi acquista la carne, il “pezzo” di cadavere (di questo si tratta, non giriamoci intorno).

Fa male quanto si vuole, è terribile quanto si vuole, ma è così. Se non ci fossero acquirenti, non ci sarebbero allevamenti.

Anche vostra madre, la quale per nutrirvi con amore ha comprato carne per anni pensando che fosse “normale” e che fosse “bene”, ha la sua parte di colpa. Siate ben consci del fatto che proprio per questo motivo, smettere di mangiare carne e cambiare abitudini, si traduce direttamente in un neanche tanto implicito atto d’accusa da parte vostra nei suoi confronti.

Abbiate coraggio e provate a fare una cosa semplice e difficile insieme: assolvetela.

Assoluzione: perché è vero, in questa società ci siete nati, “fanno tutti così”, quindi la vostra colpa, fino a che non avete aperto gli occhi sul fenomeno, è minima. Ma ora sapete, ora è chiaro. Quindi fatelo: assolvete vostra madre ed assolvete voi stessi. Provate a spiegare, con calma.

È il vostro passato, non siete voi. Andate avanti. Il Pianeta ha bisogno del vostro coraggio.

Assolvete ed assolvetevi e che questo non sia un atto vuoto, ma che conduca al cambiamento. Sentitevi in colpa e per questo proseguite, abbiate il coraggio di cambiare.

Se un’azione non necessaria provoca dolore, allora è il caso di non compierla.

Non dimenticatelo.

Photo by Sandy Millar on Unsplash

Rispondi