Malati di salute

Malati di salute

Ho da sempre, dall’inizio della pandemia, detestato l’utilizzo della parola “guerra” per riferirsi a ciò che stavamo e stiamo vivendo. Una guerra è una situazione affatto differente. Anche se a volte può sembrare che il ruolo del “nemico” sia interpretato dal virus così non è: il virus non sceglie, il virus non ragiona, non vive, non persegue volontariamente nemmeno la sua stessa sopravvivenza. Si tratta di uno dei meccanismi più semplici della vita, nient’altro. Distinguiamo quindi tra “causa” e “nemico”: una causa non sempre è “cattiva” o “buona” ma di certo, se esiste, possiede a sua volta altre cause, di cui è l’effetto.

Quali sono le ragioni che hanno condotto all’esistenza della causa della malattia da corona virus (COVID è un acronimo composto dalle parole “COrona VIrus Disease”, in italiano “malattia da corona virus”)? Le scelte umane hanno causato l’esistenza e la diffusione del virus, non “scelte di tutti noi”, ma di una buona parte.

Andiamo oltre, ormai d’altronde è francamente inutile flagellarsi per qualcosa di già accaduto, poco importa se il virus sia uscito da un laboratorio cinese o da un mercato di animali selvatici: non lo sapremo mai con sicurezza ed, ammesso anche che qualcuno conosca la verità, se la terrà per sé, visto che a nessuno potrebbe interessare affrontare una causa per danni di queste proporzioni.

Cosa fare? Certamente correggere i comportamenti, opzione valida per chi ancora non l’avesse fatto e si fosse limitato durante l’indotto, patriottico entusiasmo della prima ora, ai canti dal balcone. Quali comportamenti? Di certo può aiutare il considerare una alimentazione a base vegetale, visto che questo produrrebbe una diminuzione degli allevamenti intensivi, vere aziende di produzione di virus e batteri sempre più pericolosi per l’uomo; questo ovviamente se siete interessati primariamente alla salute vostra e dei vostri cari, ma le motivazioni di carattere etico ed ecologico sono altre ed ancora più importanti, anche se ora non le indagheremo.

Ci soffermeremo invece su ciò che inizia a diventare rilevante da un altro punto di vista: la serie degli effetti secondari della malattia, cioè del COVID. Gli effetti primari sono quelli direttamente provocati dalla malattia, quindi la sofferenza e la morte, mentre la “strategia” messa in campo per contenere la diffusione del virus causa gli effetti secondari. Il ricorso ai mezzi di contenimento degli spostamenti e dell’interazione, ha comportato da subito un parziale collasso economico (di cui sperimenteremo gli effetti nel lungo periodo) e quindi una serie di effetti di assoluto rilievo sulla psiche degli esseri umani coinvolti, a molti livelli differenti, numerosi quanto lo sono le diverse prospettive esistenziali.

C’è chi è stato colpito dalla malattia e si è salvato, chi ha visto morire una persona cara, chi, sempre a causa della malattia, è rimasto solo.

C’è chi ha perduto il lavoro oppure ha visto seriamente ridotto il suo reddito. Chi ha dovuto licenziare dipendenti.

Poi ci sono tutti gli altri, magari non interessati in prima persona, ma che devono fare i conti con una vita “ridimensionata” divenuta per alcuni, penso in particolare ai giovanissimi, una esistenza davvero grama, in cui le relazioni interpersonali si sono rivelate nella pratica legalmente impossibili e ridotte alla clandestinità. I sintomi che più frequentemente si avvertono sono quelli dell’ansia che, poco per volta, può trasformarsi in depressione. Si nota in alcuni una succube accondiscendenza acritica espressa a proposito dei vari decreti, in altri una marcata insofferenza, coltivata come una nevrosi. La maggior parte si barcamena, si lamenta, si adegua: tace; sprofondata in una fattuale mancanza della possibilità di parola, tacitata per favorire l’imperante bene comune e prerogativa di una scienza elevata a religione confusa, politeista e contraddittoria. Poco o nessun sostegno sembra venire offerto dallo Stato rispetto al benessere psicologico, ma la situazione volge al peggio: la sensazione è certamente soggettiva, ma supportata da molteplici fonti, quali articoli di giornale e concrete avvisaglie sulla stampa specializzata.

La nostra vita è fondata sulle relazioni, oltre che sull’essere individui. Ciò che viene a mancare è di fatto buona parte dei sostegni su cui poggia l’esistenza: se una casa è solida, se il materiale di cui è composta è di ottima qualità, non subirà alcun danno da un terremoto di bassa intensità. Se una casa è già di per se stessa in equilibrio precario, in assenza di un sisma potrà continuare a mantenere quell’equilibrio, anche per un secolo. Ma dovrà essere un secolo privo di scossoni.

Occupandomi di salute mentale e benessere, quello che temo di scoprire a breve è un incremento della depressione e dei casi di suicidio: la strada che conduce alla salute, è insomma lastricata dalla malattia.

Mi piacerebbe avere una soluzione facile, ma così non è. Mi piacerebbe però che si pensasse di più alla salute mentale delle persone: trascurare questo argomento si rivelerà, sempre, un gravissimo errore.

Foto di Scott Rodgerson

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